Chiarimenti sul Contratto a Progetto

Post on 17 Marzo 2013
by Avv. Nicola Ferrante
in blog

Si definiscono meglio i contorni della regolamentazione del contratto di lavoro per la collaborazione a progetto.

La circolare 7/2013 del Ministero del Lavoro parte con due precisazioni che riguardano le aziende: il contratto a progetto può inquadrare solo attività connotate dal «raggiungimento di uno specifico risultato, obiettivamente riscontrabile e non coincidente con l’oggetto sociale dell’impresa committente».

In più, come già chiarito con la circolare n. 29/2012, «il progetto gestito autonomamente dal collaboratore non può sinteticamente identificarsi con l’oggetto sociale, ma deve essere caratterizzato da una sua specificità, compiutezza, autonomia ontologica e predeterminatezza del risultato atteso e rappresentare una vera e propria “linea guida” contenente le modalità di esplicitazione dell’obbligazione del collaboratore».

Non si possono applicare contratti a progetto a collaboratori che rispondono a puntuali direttive o specifiche indicazioni operative da parte del committente che vanifichino ogni margine di autonomia tecnica e metodologica.

E’ invece possibile rinvenire margini di autonomia laddove i collaboratori concordino di volta in volta con il destinatario finale della prestazione aspetti operativi, orari di assistenza e concrete modalità di erogazione del servizio.

In definitiva, la natura autonoma del contratto può essere riconosciuta a condizione che il collaboratore determini unilateralmente e discrezionalmente, senza necessità di preventiva autorizzazione e successiva giustificazione, la quantità di prestazione socio/assistenziale da eseguire e la collocazione temporale della stessa (in proposito, è citato l’interpello n. 5/2010).

 

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