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Il Contratto di Consulenza

Scritto da Avv. Nicola Ferrante. Postato in Contratti Consulenza

Servizi legali per la redazione di contratti di consulenza

Il contratto di consulenza, è il contratto con il quale il consulente ( o prestatore d’opera intellettuale  di cui art. 2229 c.c. e seguenti) si impegna senza vincolo di subordinazione ad effettuare una prestazione di carattere prevalentemente intellettuale  e personale nei confronti del cliente/committente, beneficiando  di un giusto compenso da parte dello stesso  cliente/committente. Tale contratto si distingue dalla particolare prestazione di carattere professionale e prevalentemente intellettuale, rispetto all’uso del lavoro manuale, e dall’iscrizione obbligatoria del consulente in determinati albi o elenchi previsti dalla legge. L’iscrizione fa ottenere a quest’ultimo un particolare status che si differenzia nettamente dallo status di imprenditore. In ogni caso, tale tipologia contrattuale riguarda anche le professioni intellettuali non assoggettate all'iscrizione ad albi ed elenchi ma caratterizzate dal loro specifico contenuto intellettuale.  Altro elemento specifico di questo contratto  è la discrezionalità e l’autonomia del consulente nell’esecuzione dei suoi compiti. 

Quando invece il consulente non svolge una professione regolamentata dalla legge tramite albi o elenchi, si applica la diversa (ma in molti punti analoga) disciplina del contratto d’opera di cui agli art. 2222 e seguenti del Codice Civile.

Il contratto di consulenza può essere stipulato sia nel settore privato sia nel settore delle pubbliche amministrazioni. Infatti  le pubbliche amministrazioni, quanto non possono fare fronte a particolari esigenze tramite risorse interne, hanno la facoltà (nei limiti stabiliti dalla legge) di conferire incarichi individuali (e cioè stipulare un contratto di consulenza) a soggetti esterni con particolari e “uniche” capacità ed esperienze professionali.

Il contratto e il relativo incarico può essere conferito con qualsiasi forma idonea a manifestare la volontà delle parti, anche se è consigliabile la redazione di un contratto sotto forma di scrittura privata, ove fissare garanzie e diritti e doveri delle parti.

Nell’esecuzione dell’opera il consulente deve eseguire personalmente l’incarico assunto, anche se può sempre avvalersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituiti e ausiliari.

Il consulente, essendo “parte” del contratto, deve adempiere alla sua prestazione secondo la dovuta diligenza, in conformità alle regole generali delle obbligazioni. La diligenza richiesta non è quella del buon padre di famiglia (diligenza media umana) ma quella professionale, dato che il consulente è un soggetto qualificato.  Quindi, qualora il committente contesti al consulente un  inadempimento contrattuale, dovrà provare che la prestazione non è stata svolta secondo la diligenza professionale  per imprudenza e imperizia (quindi anche per colpa lieve), provando comunque il nesso causale tra il danno e la condotta del professionista. A tale regola di responsabilità fa eccezione il caso in cui il professionista debba risolvere problemi tecnici di particolare difficoltà. In tal caso l’ordinamento valuta la responsabilità del professionale con minor vigore, limitandola ai casi di dolo e colpa grave. In questo caso il consulente non è responsabile per le conseguenze dovute a casi di imperizia ricollegabili alla particolare difficoltà di problemi tecnici che si trovi ad affrontare.

In ogni caso, il consulente deve sempre comunicare al proprio cliente le difficoltà tecniche e i probabili insuccessi che potrebbero verificarsi, basti pensare ad esempio all’attività del chirurgo (rischi di una particolare operazione chirurgica) o dell’attività del consulente d’investimento, che deve sempre e puntualmente informare il proprio cliente-investitore sull’andamento del mercato finanziario.

Un’ ulteriore caratteristica del contatto di consulenza è dovuto dalla natura giuridica dell’obbligazione contrattuale. Infatti, si tratta di una tipica obbligazione di mezzi nella quale, a differenza di un’obbligazione di risultato, il consulente si obbliga a svolgere  un’attività determinata senza tuttavia garantire al committente il “risultato sperato”. In sostanza, nelle obbligazioni inerenti l’esercizio di una attività professionale, il professionista è tenuto  a raggiungere il risultato, ma  non a conseguirlo.  Si pensi infatti all’attività di un avvocato  o di un consulente finanziario, che non possono garantire di vincere una determinata causa in giudizio o di ottenere un determinato rendimento. Comunque, nulla vieta che il consulente si possa impegnare nei confronti del suo cliente al raggiungimento di un risultato o di una soglia minima. 

Oltre alla responsabilità sopra citata (che deriva dall’inosservanza della diligenza professionale) sul consulente grava anche una responsabilità extracontrattuale, laddove quest’ultimo pregiudichi un diritto meritevole di tutela (basti pensare alla proprietà o alla vita). In questo caso il danneggiato deve provare il dolo o la colpa del danneggiante.

Casi concreti di responsabilità inerenti alla attività professionale possono essere: responsabilità dell’avvocato ove non adempia alla sua attività secondo la diligenza professionale, determinando quindi il mancato raggiungimento del risultato per causa a lui imputabile; responsabilità del medico, la quale era limitata solo nei casi di colpa grave, mentre ad oggi  si prevede un’attenuazione dei responsabilità solo per gli atti che trascendono la preparazione professionale mediaresponsabilità del consulente fiscale, il quale risponde per sua negligenza  sia nei confronti del cliente (detto anche in questo caso contribuente) sia nei confronti dell’Erario.

Nel contratto di consulenza, il cliente può sempre recedere dal contratto, anche senza giusta causa o giustificato motivo, rimborsando al consulente le spese sostenute e pagando il compenso per l’opera svolta sino al momento del recesso.  Diversamente, il consulente può recedere dal contratto per giusta causa. In tal caso ha diritto al rimborso delle spese sostenute e al compenso per l’opera svolta, da determinarsi a seconda del risultato utile a favore del cliente. In ogni caso il recesso del consulente deve essere esercitato in modo da evitare pregiudizio al cliente.

Altri comportamenti di rilevanza penale derivanti da comportamenti del consulente sono: truffa, con il quale si produce un danno ingiusto attraverso artifizi o raggiri;  la falsità che viene manifestata attraverso la produzione di una scrittura falsa (esempio contratto o caso molto frequente un testamento olografo) o alterandone una vera; la violazione della trasparenza più comunemente chiamata insider trading (abuso di informazioni privilegiate. Ricordiamo inoltre che il consulente deve rispettare il segreto professionale nei riguardi dei suoi clienti e della sua opera.

Infine, argomento rilevante  riguardante il contratto di consulenza  è la tutela e il trattamento dei dati personali (privacy) dei clienti. Il trattamento di questi dati  deve essere esercitato al fine dell’espletamento dell’incarico professionale e nei limiti del contratto. Sarà quindi essenziale che il consulente chieda al cliente la sottoscrizione di una informativa in materia.

Diversamente, quando il lavoratore autonomo di obbliga a compiere un'opera o un servizio a favore del committente, si applica la disciplina del più generale contratto di prestazione d'opera.

In questa sezione potete trovare gli articoli sul contratto di consulenza, sulle tipologie di contratto di consulenza e sul mandato nel contratto di consulenza, sulla consulenza tecnica e industriale, consulenza tecnologica e multimediale, consulenza commerciale e sul contratto d'opera.

avv. Nicola Ferrante

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